In questi ultimi giorni le notizie che hanno focalizzato l’attenzione sui media, nei TG e sui giornali sono state centrate essenzialmente su 3 argomenti: il GENOCIDIO in corso a Gaza (perchè di GENOCIDIO si tratta, inutile girarci attorno per mascherare la realtà), le continue provocazioni di Putin nell’Est Europa con sconfinamenti di droni e MIG nello spazio aereo di Paesi della NATO e l’assassinio barbaro di Charlie Kirk, l’attivista di estrema destra, assurto a faro della destra mondiale, tanto che oggi è stato commemorato al Parlamento Italiano, a Pontida è stata venduta la maglietta con la sua immagine, la Meloni afferma che è l’esempio dell’odio della sinistra, ovviamente con la caciara conseguente dei suoi sodali nei confronti di chi si permette di dissentire
Personalmente non ne avevo mai sentito parlare, confesso la mia ignoranza. Proprio ieri mi chiedevo se l’ignorante (nel senso di ignorare, non conoscere) fossi solo io e soprattutto quanti fascio-leghisti che oggi lo piangono lo conoscessero. Quasi mi avessero letto nel pensiero, oggi Antonio Fraschilla e Matteo Pucciarelli pubblicano un interessante articolo su Repubblica, il cui link riporto in fondo. Leggerlo è molto istruttivo circa la capacità manipolatoria delle masse.
Nel vortice di notizie che riguardano Kirk, non si dice più che i componenti della famiglia del killer sono convintamente MAGA, come anche il killer stesso, repubblicano, trumpiano convinto
“Michelle Obama, donna di colore, ha il cervello più piccolo di una qualsiasi donna bianca”.
“Se mia figlia di 10 anni venisse violentata dovrebbe partorire”.
“Il prezzo che paghiamo per la libertà di possedere armi è che qualcuno talvolta sarà ucciso” (tristemente profetico).
“Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato”.
“Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione. Penso che a una certa età sarebbe anche un’iniziazione”.
Se da queste frasi si evince che Charlie Kirk era un convinto cattolico e soprattutto una persona che predicava amore, chiedo scusa, io vivo su altri parametri
Il link dell’articolo di Repubblica